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Studio Series: Dan Rodriguez

Dan Rodriguez è un designer e content creator di base a Parigi che ha fatto dell’upcycling il cuore della sua pratica, documentando ogni passaggio mentre capi di seconda mano si trasformano in qualcosa di completamente nuovo. Il suo sguardo si è formato nel teatro, dove i costumi costruiscono personaggi e raccontano storie; il suo metodo nasce invece come risposta alla sovrapproduzione del sistema moda. E non si ferma agli abiti: Dan indossa le sue scarpe POEVE con lo stesso approccio con cui affronta tutto il resto, a modo suo. Per questo capitolo di Studio Series, abbiamo parlato con lui della sua pratica, dei progetti che sogna e di quei dettagli che solo chi crea con le mani sa notare. Come descriveresti la tua pratica a qualcuno che pensa ancora che “upcycling” significhi tagliare un paio di jeans per farne degli shorts? Vedo l’upcycling come una forma di trasmutazione applicata agli abiti. In un certo senso, gli upcycler sono un po’ gli alchimisti del guardaroba. Guardiamo un capo e ci chiediamo come possa essere trasformato affinché il nostro modo di percepirlo cambi, o si espanda del tutto. Si tratta di lasciare andare l’idea che abbiamo di qualcosa e permettergli di esistere in una forma completamente nuova. Com’è il tuo studio quando un progetto entra nel vivo? Il mio studio è in realtà casa mia e, anche se può diventare un po’ disordinato, resta comunque piuttosto organizzato. Nella fase di ideazione può avvicinarsi al caos creativo, ma quando arriva il momento di lavorare ho bisogno che tutto sia in ordine, così il caos non prende il sopravvento. E dato che spesso filmo, cerco di mantenere uno spazio che sia anche visivamente armonioso.

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C’è un progetto che sogni da tempo, ma che non hai ancora realizzato? Il sogno sarebbe fare l’upcycling di un capo di haute couture. C’è qualcosa di trasgressivo anche solo nell’immaginarlo: prendere ciò che viene considerato la forma più alta del design e ricrearlo. È un’idea così profondamente sbagliata che parla alla parte più infantile della mia anima.

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Qual è un dettaglio nel modo in cui qualcosa è realizzato che la maggior parte delle persone non nota, ma che tu vedi subito? La lunghezza del punto! È un indicatore chiarissimo del livello di artigianalità e competenza: più il punto è piccolo, più richiede precisione, più il capo è resistente, più filo serve e più diventa costoso. Ma oggi un prezzo da lusso non garantisce necessariamente quella maestria che ci si aspetterebbe. Che ruolo hanno il comfort e la libertà di movimento nel tuo processo? Il comfort è diventato da tempo una parte fondamentale del mio modo di vestire. Quando ero più giovane mi interessava di più l’estetica, finché ho capito che il fastidio di ciò che è scomodo porta via energia da ciò che conta davvero: muoversi liberamente nella vita per raggiungere i propri obiettivi. In più, c’è una bellezza incredibile nei tessuti e nel modo in cui si muovono. È ciò che mi tiene legato a questi volumi scenografici e fluidi. è la nostra serie dedicata ai creativi indipendenti che condividono la nostra attenzione per il fatto a mano — e alle scarpe POEVE che li accompagnano. Scopri gli ultimi arrivi Autunno 2026.

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